Parola ai volontari: la testimonianza di Elena

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Il mio incontro con l’Africa

Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo viaggio. Ero piena di dubbi al momento della partenza: mi piacerà l’Africa? Sono pronta per questa avventura? Sarò all’altezza della situazione? Così, sono salita su quell’aereo con tanti interrogativi; tanti interrogativi sì, ma con una grande certezza: stavo per intraprendere un viaggio importante, stavo per partecipare a qualcosa di grande che avrebbe lasciato il segno e che mi avrebbe cambiato. E così è stato.

Mi chiamo Elena e ho 23 anni, studio medicina e ho sempre desiderato andare in Africa. L’Africa mi ha sempre affascinato con il suo richiamo misterioso e quando poi in università ho avuto l’opportunità di avvicinarmi alle tematiche di salute globale e di cooperazione internazionale, ho maturato l’idea di fare un’esperienza in ambito medico in Africa. Così, quando ho scoperto P.A.C.E. Onlus e il suo operato in Uganda, ho colto l’occasione al volo! Nell’agosto 2016 ho preso parte alla missione di P.A.C.E. Onlus a Kyatiri, un piccolo paesino nel cuore dell’Uganda, insieme a un’equipe di medici e infermieri volontari dell’associazione. Siamo stati ospitati presso la struttura dell’Health Centre di Kyatiri, il piccolo dispensario presso cui sono attivi i progetti di area sanitaria di P.A.C.E. Affiancando l’equipe di volontari e il personale locale della struttura ho potuto assistere alla pratica clinica senza strumentazione avanzata, senza tecnologia, senza laboratori; ho potuto toccare con mano cosa voglia dire fare il medico in Africa, cosa voglia dire fare il medico cooperante e quanto si possa fare, anche con un piccolo contributo. Ho assistito al mio primo parto, ho visitato per la prima volta un bimbo di due anni. Ho imparato tantissimo da questa esperienza, grazie anche a chi mi ha accompagnata e seguita. Ma durante questa missione non ho solo ampliato il mio bagaglio di conoscenze mediche; mi sono portata a casa qualcosa di molto più grande, che porterò sempre dentro. L’incontro con la gente del posto, l’immensa umanità nascosta dietro quegli occhi indecifrabili e misteriosi, i canti, i balli, la messa della domenica, l’accoglienza con la “A” maiuscola, l’Africa e le sue culture, le sue contraddizioni, i suoi profumi e i suoi colori: un’infinità di piccole cose, impossibili da spiegare, che ti riempiono il cuore e ti fanno spuntare il sorriso. E quando, alla fine della missione, all’entrata dell’aeroporto mi sono voltata a guardare il traffico congesto della capitale assolata, ancora una volta mi portavo una certezza nel cuore: che non sarebbe stato un addio, ma soltanto un arrivederci.

Elena Cadone Ughi

Volontaria Agosto 2016

 

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